
L’arte tra idillio e intimità
di Simone Furlani
Difficile dire qualcosa di più e di nuovo sulla poetica di Renzo Codognotto rispetto a quanto è stato già notato. I tratti stilistici (l’utilizzo della luce, del colore, la reinvenzione di precisi schemi figurativi), i riferimenti alla storia dell’arte (le bagnanti di Cezanne, più che le sirene di Arnold Böcklin, gli oggetti di Morandi o di Guidi, più che le nature morte di De Pisis), la sua collocazione all’interno dell’arte contemporanea (una sintesi inconfondibile di contenuti diversi, dal realismo all’onirico, con forme e atmosfere della pittura tonale e del chiarismo)1. È un’estetica solidissima e immediatamente riconoscibile. E allora, presentando queste marine, mi pare sia utile soffermarsi su ciò che viene prima e su ciò che viene dopo, sul momento della visione e sul momento della fruizione, sul vedere dell’autore e sugli effetti che, poi, la sua opera suscita nell’osservatore. Perché l’arte di Codognotto è innanzitutto l’esito di un’idea, di un modo di vedere e di pensare, di una forma di meditazione che poi, sul versante dell’osservatore, pretende molto: pretende attenzione, cautela, concentrazione, pretende lo stesso lavoro concettuale che l’autore ha svolto prima di avvicinarsi al cavalletto e di affrontare la tela. La ricerca del punto di vista è un processo lungo e complesso. È un processo di lento e graduale avvicinamento all’oggetto, alla scena da dipingere. Si tratti del canale della Giudecca o del lido di Bibione, delle conchiglie sulla sabbia o di un tramonto accanto al faro, Codognotto sceglie con accuratezza la propria posizione, il punto esatto in cui collocarsi per osservare. È un esercizio quasi meditativo. Ma è decisivo trovare il profilo giusto, lo sguardo esatto, perché è in gioco la maggior vicinanza possibile a un reale che, in verità, rimane distante, separato, sfugge. Codognotto vuole cogliere il punto esatto in cui la realtà e il vedere si toccano, il punto, quasi miracoloso, di reciproca rifrazione che consente di vedere davvero. È un punto di differenza infinitesimale, una “piccola commozione”2 , un’obliquità pressoché impercettibile, che illumina e muove quanto raffigurato. E anche quando il suo sguardo sembra disporsi perfettamente di fronte e a pochi passi dalla scena, in verità qualche cosa all’orizzonte flette, vietando un’ortogonalità assoluta. Sempre, qualche cosa all’interno della scena disturba lo sguardo, lo tocca appena, lo smuove da una banale perpendicolarità: il tetto di una capanna, una vela o, per lo più, l’orizzonte, ai lati, s’incurvano.
È da questo punto di rifrazione che le marine di Codognotto si illuminano e prendono vita. È come un riverbero, come se sui suoi dipinti restasse traccia di una vibrazione che ha appena attraversato la tela, i tratti, le figure. Non riguarda solo la luce, ma anche gli stipiti, le barche, ombrelloni e lettini. Le sue marine prendono vita, ma senza diventare rumorose, senza smarrire la pace e la serenità indispensabili per raggiungere quel punto di vista. Lo stesso impegno è richiesto al fruitore, all’osservatore, a ognuno di noi quando guarda i suoi dipinti. Il coinvolgimento dell’osservatore è graduale. Dapprima uno sguardo immediato che rischia di fermarsi all’esterno, di restare fuori dal dipinto. Poi però, subito dopo, lo sguardo è catturato dalle linee, dai tratti, dal segno. È una rete di segni che crea uno spazio interno alla scena, nel quale, dopo aver oscillato e quasi misurato profondità e distanze, lo sguardo viene accolto e trova pace. La pace delle marine di Codognotto è la pace che lo sguardo conquista non immediatamente, ma solo dopo aver fatto fatica, solo dopo aver effettivamente osservato. L’esito è l’idillio, un lirismo elegiaco3 , memoria e nostalgia4 , una “malinconia onirica quasi alla Hoffmannstahl”5 , certo, ma non solo. Credo che l’effetto più ricercato, la sensazione decisiva voluta e infine ottenuta da Codognotto, soprattutto nelle sue marine, sia quella dell’intimità. In Codognotto l’intimità diventa esperienza estetica. Non un’intimità sovraccarica di significati psicanalitici, ma un’intimità semplice, serena, una condivisione disinteressata, rafforzata da una quotidianità altrettanto serena, una mattina di riposo in spiaggia. A metà mattina, sulla spiaggia, sotto il sole, due amiche, forse due sorelle, parlano, si raccontano un’intera settimana. L’osservatore non prova curiosità, non si sente indiscreto. L’intimità tra i personaggi ritratti o tra gli elementi del paesaggio è talmente disinteressata che l’osservatore si ritrova a condividerla all’interno della scena sicuro di non disturbare. È la confidenza del vivere quotidiano, che richiama un ideale artistico tutt’altro che utopico, tutt’altro che irraggiungibile. Codognotto non pensa l’arte come “evento”6, ma come consuetudine di vita.
Biografia
Renzo Codognotto nasce nel 1938 a Cesarolo di San Michele al Tagliamento (Venezia). Compie gli studi
artistici presso la “Scuola d’Arte Musiva” di Spilimbergo dove si diploma nel 1956. I suoi primi dipinti
risalgono proprio a quegli anni e riguardano temi naturalistici. In linea con gran parte della tendenza
dell’arte italiana di allora. Negli anni Sessanta approfondisce le sue conoscenze artistiche attraverso una
serie di viaggi. Dapprima in Italia, Venezia, Firenze e Roma dove studia i grandi maestri della pittura con
particolare attenzione al Novecento italiano e poi in Germania e a Parigi dove si confronta con le grandi
correnti dell’arte contemporanea. Alla fine degli anni Sessanta si stabilisce definitivamente a Codroipo
(Udine) dove ad oggi risiede e lavora. Qui si concretizza la scelta di dedicarsi completamente alla pittura
e si delinea in lui un’impronta di pura matrice chiarista. Frequenta il centro Friulano Arti Plastiche di
Udine e la Galleria del Ventaglio. La sua pittura dalla rappresentazione di paesaggi e campagne
inizialmente dai toni scuri si arricchisce di nuovi temi: le marine nelle quali fanno da protagonista spiagge
assolate e lagune silenziose;nature morte con conchiglie e bagnanti a cui si alternano le vedute di Venezia;
il canale della Giudecca, la regata storica da lui tanto amata e le campagne friulane nel variare delle
stagioni. Il colore diventa sempre più chiaro con toni pastello. Nel 1969 partecipa a numerosi concorsi e
rassegne d’arte in tutta Italia ottenendo numerosi consensi, premi e riconoscimenti da istituzioni
pubbliche e private.
Si succedono negli anni Settanta con ritmo incalzante le personali, alla Galleria d’Arte La Roggia di
Pordenone, alla galleria Il ventaglio di Udine, alla Galleria San Vidal di Venezia dove viene notato dallo
storico dell’arte Guido Perocco allora direttore di Ca’Pesaro che lo invita alla Triveneta delle Arti con
dieci opere. Nel 1977 è presente anche alla Mostra Lombardo Veneta allestita dalla Galleria Ponte Rosso
di Milano. Nello stesso anno tiene una personale alla Galleria d’Arte Plurima di Portogruaro (Venezia) e
nel 1979 alla Galleria Sant’Angelo di Venezia. Negli anni Ottanta si dedica alla pittura ritraendo con
maggior intensità le spiagge dell’Adriatico della Romagna, delle Marche, degli Abruzzi.
Nel 1980 espone alla Galleria d’Arte del Palazzo della Loggia a Motta di Livenza (Treviso) nel 1981 alla
Galleria d’Arte del Ventaglio di Udine.
Nel 1983 tiene una personale alla Galleria d’Arte La Cella di Carpenedo (Venezia).
L’amore per la pittura e il desiderio di crescere lo spingono a ricercare nuovi stimoli. Negli anni Novanta
prosegue e perfeziona l’attività incisoria già influenzata dal grande Maestro Giovanni Barbisan con cui
avrà modo di scambiare preziosi consigli. Nel 1991 è presente con la mostra personale alla ex chiesa di
San Gregorio di Sacile (Pordenone). Nel 1993 espone alla Società di Mutuo soccorso e di Istruzione di
Palazzo Gregoris a Pordenone. Nel dicembre 1994 viene invitato da Maramotti direttore artistico del
Teatro San Babila di Milano ad allestire una personale nel ridotto del teatro. Nel 1995 è nelle sale della
Banca Antoniana a Codroipo (Udine) per una mostra antologica.
Il frutto dei momenti carichi di passione e slancio artistico vissuti a Parigi vengono presentati con ottanta
dipinti alla mostra “La mia Parigi” tenutasi a Udine nel 1997 presso il Centro Friulano Arti Plastiche.
Mostra per la quale ricevette una lettera dall’allora sindaco di Parigi Jean Tiberi. Nel 1998 espone al
Centro Espositivo e Stamperia d’Arte Il Torchio a Roma. L’antica abbazia di Sesto al Reghena ospita nel
1999 una sua mostra personale dal titolo “Adriatico, figure, marine, suggestioni storiche”. Nel 2000
omaggia il Giubileo Alla Galleria d’Arte Adriana di San Vito al Tagliamento con una personale. Nel 2001
espone alla Banca d’Austria di Villach, nel 2002 alla Galleria d’Arte Santo Stefano di Venezia. Nel 2002
tiene una personale dedicata ai Maestri del Novecento alla Fidesarte di Pieve di Cadore, nel 2003 alla
Galleria d’Arte La Piazzetta di Udine, nel 2004 nuovamente alla Galleria Santo Stefano di Venezia nel
2007 alla chiesa di San Lorenzo a San Vito al Tagliamento e alla Fiera di San. Andrea a Portogruaro in
occasione della quale realizza 30 piatti in ceramica.
Nel 2009 espone all’Antico Foledor Boschetti della Torre di Manzano (Udine) per la rassegna Venti
d’Arte dal Friuli a Venezia. Nel 2010 è a Portogruaro (Venezia) con Arte al Marconi e una collettiva a
Palazzo de Nordis a Cividale del Friuli (Udine) per la rassegna I maestri del paesaggio. Nel 2011 espone
in una prestigiosa collettiva a Villa Manin di Passariano (Udine) e nuovamente a Palazzo de Nordis a
Cividale del Friuli. Nel 2012 è alla Scuola Secondaria Statale per una personale organizzata dal Comune
di Gruaro (Venezia). Nel 2013 espone a Villa Altan a Campo Molino Gaiarine (Treviso). Il binomio con
l’amico e artista goriziano Franco Dugo dà vita nel 2013 alla mostra “I cantori della bellezza” alla
Galleria d’Arte La Piazzetta di Udine.
Nel 2014 la città di Caorle gli dedica una personale dal titolo “Adriatico: figure, marine, storia”. Nel
2018 espone nel Scalone Abbaziale di Sesto al Reghena e al Museo Civico Palazzo Ricchieri di Pordenone,
nel 2019 alla Galleria civica d’Arte Moderna e Contemporanea di San Donà di Piave,
nel 2023 SPILIMBERGO ( Pn) , Chiesa di San Giovanni dei Battuti , ” Paesaggi dell anima” 04-08-2023/03-09-2023.
Le sue opere figurano in numerose collezioni private e pubbliche italiane ed estere. Per citarne alcune la
Galleria d’Arte Moderna di Udine, Collezione della Fondazione Friuli, della Regione Friuli Venezia
Giulia e della Provincia di Pordenone.